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Reishi: il super fungo

La Medicina Tradizionale Cinese ha da sempre fatto uso di alimenti particolari e ricercati che altrimenti nella nostra alimentazione sarebbero difficili da inserire. Così come le bacche di Goji o il Ginseng, un alimento da sempre parte di questa medicina alternativa è il fungo Reishi. In realtà “reishi” è la parola giapponese per questo super fungo, mentre il nome cinese è lingzhi, che siginifica appunto “fungo soprannaturale”. Il suo nome scientifico è Ganoderma Lucidum e spesso lo troviamo riportato proprio con questo nome.

Tante storie racchiudono nel Reishi il protagonista di guarigioni miracolose e inaspettate. Una molto famosa è quella di Tatsuo Kanaki, che soffrì per più di dieci anni di ulcera duodenale e non riuscì a guarire da questo problema pur assumendo tutti i farmaci conosciuti per questo tipo di patologia. Dapprima scettico, inserì nella sua alimentazione il fungo Reishi su consiglio di un amico. I risultati furono miracolosi: in una settimana diminuì il dolore, in 5 l’ulcera cominciò a regredire e in un anno il problema fu risolto del tutto. Leggenda o verità? Come afferma riparazione caldaie genova, nessuno può saperlo con certezza; quello che è sicuro è che se tutti i funghi siano una fonte ricchissima di antiossidanti e di sali minerali, il Lingzhi lo è più di tanti “colleghi”.

Cos’è il Reishi

A tutti gli effetti, il Ganoderma Lucidum è un super cibo! Spesso la medicina tradizionale tende a considerare questi alimenti particolarmente nutrienti con diffidenza, ma analisi scientifiche e test di laboratorio dimostrano che in realtà il Reishi ha proprietà davvero interessanti! Certamente nessun super cibo è “miracoloso” e non basta includere questo fungo nel proprio regime alimentare per poter magicamente stare bene. Però può aiutare a stare bene, alzare le difese immunitarie, essere un valido aiuto contro le conseguenze della depressione, essere un alimento afrodisiaco (uno degli aspetti per cui è maggiormente conosciuto, anche nella Medicina Tradizionale Cinese).

Inoltre il Reishi, per la Medicina Tradizionale Cinese, equilibra il QI, cioè la forza interiore vitale di ognuno di noi. Quindi oltre ad essere un super cibo a livello pratico lo è anche per quanto riguarda l’aspetto mentale ed energetico (nel senso più “aulico” di energia), ovviamente per chi è disposto a credere all’aspetto mistico della cosa. Per la nostra medicina e il nostro modo di vedere le cose è molto complesso accettare una visione differente di questo tipo, in quanto non sarebbe totalmente “sotto il nostro controllo”.

In definitiva il Reishi è un alimento fortemente consigliato, anche perché gli effetti collaterali sono inesistenti e i benefici potrebbero essere invece innumerevoli.

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Ricci di mare: cosa sono, come pulirli e come mangiarli (la ricetta)

Cosa sono i ricci di mare?
Il loro vero nome è Echinoidea Leske (il termine deriva dal greco: “echinos = aculeo” e “dérma = pelle” e significa “pelle con spine”), la loro dimensione varia, sono coperti di aculei e il colore varia dal nero al rossiccio al viola. Possono vivere fino a 200 anni.
Vivono solo in acqua salata incontaminata (se l’acqua è inquinata muoiono). Amano gli scogli e i fondali rocciosi, non amano molto la luce e di solito li trovate in zone ombreggiate. Non si spostano volentieri anche perché camminano molto lentamente. Mangiano prevalentemente alghe.
Ciò che si mangia sono le gonadi (la polpa arancione/rosso) dette “uova”.
La puntura del riccio di mare è pericolosa, andate a leggere cosa fare nel caso in cui doveste calpestarne uno.

Quali sono le specie di riccio di mare più diffuse nel Mediterraneo?
Eccone alcune:

riccio regina (Sphaerechinus granularis)
riccio maschio (Arbacia lixula)
riccio melone (Echinus acutus)
riccio femmina (Paracentrotus lividus)
riccio saetta (Stylocidaris affinis)
riccio diadema (Centrostephanus longispinus)
riccio di sabbia (Echinocardium spp.)

10 curiosità sui ricci di mare
Non sono tutti commestibili. Le specie da noi diffuse, che si possono mangiare, sono prevalentemente la Arbacia lixula, dal caratteristico colore nero, e la Paracentrotus lividus detto “riccio femmina” o riccio bianco.
Femmine e maschi. E’ difficile distinguerli. Come sopra detto l’Arbacia e la Paracentrotus sono due specie diverse, ciascuno ha maschi e femmine. Il primo è sferico mentre il secondo ha aculei più lunghi, il secondo ha gonadi più grosse mentre il
primo le ha più piccole. Non si mangiano solo le femmine ma entrambi: il riccio femmina ha gonadi più grosse mentre il maschio le ha più piccole.
Si mangiano vivi e crudi o “cotti” con la pasta o sulla pizza.
La grambodd era l’arnese con cui i pugliesi pescavano i ricci dalla barca, una sorta di forchettone legato ad un bastone.
In Croazia i ricci non sono considerati una prelibatezza.
I ricci di mare in sardo si chiamano bogamari.
In dialetto barese per dire a qualcuno di smettere di dire stupidaggini si dice “Và a scazze le rizze c’u cule” ovvero “Va’ a schiacciare i ricci di mare col sedere”.
I mesi con la R: si dice che questi siano i mesi in cui vanno consumati. Il periodo migliore è fra gennaio e marzo.
La bocca del riccio è detta “Lanterna di Aristotele” presenta 5 denti (non in tutte le specie) e piccole branchie.
Il sapore è sia dolce che salato molto più delicato di quello delle ostriche.
Leggi anche Rimedio contro i brufoli e le impurità della pelle, l’ittiolo
La pesca ai ricci di mare ed il fermo biologico
La questione della pesca è severamente regolamentata: da un lato è bene pescarli perché si nutrono di alghe e se proliferano in accesso avremmo un fondale povero di vegetazione, dall’altro non se ne deve abusare perché il riccio contribuisce a tenere a bada la proliferazione delle alghe marine.

Ricci di mare quando raccoglierli?
Occorre prestare attenzione alla normativa del fermo biologico: in un determinato periodo dell’anno la pesca è vietata, generalmente da maggio a giugno e fino a settembre in alcune regioni). Ovviamente non siete tutti pescatori ma potete evitare lo spopolamento semplicemente decidendo di non mangiarli in quel determinato periodo anche se si trovano perché pescati di frodo.

Come aprire e pulire i ricci di mare
Detto questo passiamo alla pratica.
Sarebbe bene avere un taglia ricci per rendere il tutto più semplice. Se non lo avete vi serviranno delle forbici.
Prendete la forbice ed infilate una lama nella bocca del riccio, quindi ritagliate la parte superiore del riccio. Svuotare il riccio delle alghe (usando acqua di mare pulita).

Ricci di mare come si mangiano
Estraete la polpa con un cucchiaino o un pezzo di pane e mangiatela. Vanno mangiati il giorno stesso che sono stati pescati. Al massimo si conservano interi per un altro giorno in frigo, non di più. Quando iniziano ad abbassare gli aculei significa che stanno morendo. La polpa può essere congelata.

Ricci di mare come cucinarli
Ricetta delle linguine ai ricci di mare
Ingredienti:

linguine
polpa di riccio di mare
aglio
olio evo
In una padella soffriggere l’aglio in olio evo. Gettarvi la pasta appena scolata, far saltare. Spegnere ed aggiungere la polpa del riccio. Far saltare ancora e servire.
Volendo di possono aggiungere frutti di mare a piacere.
La polpa può anche esser usata per condire la pizza.

Ricci di mare proprietà e benefici
I ricci di mare sono poveri di grassi ma ricchi di sali minerali. Forniscono 100 kcal ogni 100 grammi di polpa.
Contengono: fosforo e ferro, il primo utile per la salute del sistema nervoso e la memoria ed il secondo utile per contrastare l’anemia; iodio che previene l’ipotiroidismo; l’ovotiolo, un amminoacido che previene i tumori. Contengono anche vitamine del gruppo B e zinco.
Inoltre sono alleati del cuore e dell’apparato cardiocircolatorio.

Ricci di mare in gravidanza
Si possono mangiare in gravidanza?

No. E’ bene non mangiare nessun frutto di mare crudo. C’è il rischio di contrarre la listeriosi che può dare diversi problemi, da febbre a mal di testa e nei casi più gravi può causare parto prematuro.

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Pizza Margherita: anche a casa la regina dello Street Food

Cosa accomuna una casalinga che ordina due crocchè in rosticceria, un giovane studente intento a mordere una frittatina e un dipendente in pausa pranzo che assaggia una pizzetta veloce?

Sono tutti legati dalla scelta dello Street Food, ovvero tutti quegli alimenti che possono essere consumati per strada in maniera rapida e informale.

Con la crisi economica degli scorsi anni, il “Cibo da Strada” diventa alimento di tendenza che sposa la necessità di nutrirsi in modo rapido e informale con la voglia di assaggiare alimenti dal gusto creativo. Il confine fra Street Food e ristorazione diventa sempre più sottile e attraverso l’utilizzo di materie prime di qualità e la capacità creativa degli Street Chef, il cibo di strada è diventata una vera e propria eccellenza gastronomica entrando prepotentemente a far parte dell’alimentazione della maggior parte degli abitanti del pianeta.A Napoli, lo Street Food è uno stile di vita più che una moda. D’altronde la pizza è recentemente diventata protagonista di una famosa pubblicità che promuove la cultura dello Street Food tradizionale di qualità contro i fast food dalle doti alimentari meno pregiate.

Facili e soprattutto veloci da cuocere, sono in molti quelli che oggi sperimentano queste ricette anche tra i fornelli di casa. L’importante è rispettare la caratteristica principale del vero Street Food ovvero essere consumato all’istante, per non modificarne le caratteristiche tradizionali (temperatura, friabilità, croccantezza, morbidezza…)

Di seguito vi mostriamo la più classica delle ricette per una buona pizza, da cucinare nel forno della propria cucina.

INGREDIENTI
PER LA PASTA
450 gr di farina bianca 00
1/4 di litro di acqua tiepida
1 cucchiaio d’olio extra vergine d’oliva
1 cubetto (25 g) di lievito di birra fresco
sale q.b.

CONDIMENTO
Scatola di pomodori pelati da 250 g
Olio extravergine
Sale
Fior di latte
Foglie di basilico
Parmigiano grattugiato

PREPARAZIONE
Fate sciogliere il lievito con l’acqua tiepida mescolando di tanto in tanto con un cucchiaino. Disponete la farina a fontana, meglio se lo fate su un’asse di legno e, partendo dal centro, amalgamate la farina all’acqua agendo in modo rotatorio e in senso orario. Questo sistema vi permetterà di ottenere un impasto omogeneo e senza grumi. Aggiungete un cuccchiaio di olio extravergine d’oliva e un poco di sale fino.
Impastate con le mani fino a ottenere una palla di pasta liscia e morbida. Sbattetela più volte sull’asse e ridate ogni volta la forma rotonda. Ricoprite, poi, con un panno e lasciatela lievitare finchè non raddoppia il volume
Nel frattempo tagliate il fiordi latte a cubetti. Aprite la scatola di pelati e schiacciateli con una forchetta, condite la salsa di pomodoro con olio e sale.
Finita la lievitazione, prendete l’impasto e ponetelo su una teglia ricoperta di carta da forno. Stendete la pasta con le mani unte di olio. Lasciate i bordi laterali un po’ più alti. Versate la salsa di pomodoro sull’impasto avendo cura di non farla fuoriuscire dai bordi e, sopra, spargete il fior di latte. Versate un po’ di olio a filo e aggiungete a piacere del parmigiano grattugiato.
Infornate in forno preriscaldato a 180°/200° per circa 25 minuti. Una volta sfornata aggiungere qualche foglia di basilico